Tra gli spettatori anche Enzo Restagno, direttore artistico di MiTo.
Alla domanda se e' un azzardo inserire nel programma un concerto della durata di 6 ore risponde con un sorriso. «Non lo e' affatto - dice -, si tratta piuttosto di proporre un tipo di musica e di approccio all'ascolto particolare, molto diffuso in America e con una forte influenza della cultura Zen. E' un ascolto musicale che si avvicina alla ritualita' nel quale c'e' una sorta di sospensione del tempo. Non e' dunque una gara di resistenza, ma e' come entrare in una dimensione temporale diversa. Piu' si va avanti nell'ascolto piu' si scoprono le sfumature».
Lo spartito conta oltre 120 pagine di esecuzione no-stop.
Un'opera monumentale che Vittorio Marchese e Umberto Fantini (violini), Andrea Repetto (alla viola) e Manuel Zigante (al violoncello) affrontano con sicurezza, visto che il "Quartetto" fa parte del loro repertorio (sono gli unici in Italia) e lo hanno gia' eseguito piu' volte.
Il quartetto che suona un brano di sei ore
Lo spirito «Lo spettatore sia pronto a un'esperienza diversa da un concerto e si faccia cullare dalle note»
U n viaggio di quasi sei ore, condotti dalle trame tracciate da un quartetto d'archi, in un'evoluzione di forme che, come nei tappeti anatolici amati e collezionati dal compositore Morton Feldman, si ripetono in modo imperfetto, mostrando infinite variazioni: sarà un'esperienza di ascolto fuori dalla norma quella che attende gli spettatori di MiTO il 13 settembre nella chiesa di Santa Pelagia a Torino. Il Quartetto n. 2, parte della tarda produzione di Feldman è stato scritto nel 1983 , è monumentale e minimale: un movimento unico, senza pause e con dinamiche estremamente ridotte, per 124 pagine di partitura. Ad affrontare (per la quinta volta) l'impresa sarà il Quartetto d'archi di Torino, composto dal violoncellista Manuel Zigante, dal violista Andrea Repetto e dai violinisti Vittorio Marchese e Umberto Fantin
E’ il Quartetto d’archi di Torino a raccogliere la sfida all’interno della splendida e suggestiva cornice del Santuario del Corpus Domini di Santa Caterina a Bologna e c’e’ un senso epico e profondo nel sublimare la fatica e il dolore che inevitabilmente una durata tanto dilatata porta con se’, con l’ipnotico e avvolgente flusso della musica che e’ bene ricordare, e’ tutt’altro che facile da eseguire con le continue variazioni di tempo, da 1/8 a 11/4 che non permettono distrazioni, ancora un’altra straordinaria intuizione di Feldman per mantenere alto il pathos e coinvolgere l’esecutore in un campo totalizzante come avviene per chi ascolta.....l’esecuzione che malgrado l’immane sforzo prosegue senza intoppi, nell’assenza di sbavature ed errori o nulla che sposti la magia del risultato finale.
Tutti musicsiti straordinari che vorrei citare uno per uno: Vittorio Marchese violino I, Umberto Fantini violino II, Andrea Repetto viola, Manuel Zigante violoncello....
Nel 1999 l'amico e compositore Giuseppe Gavazza ci propose di eseguire il Second String Quartet (IISQ) di Morton Feldman regalandoci successivamente il cd del quartetto Flux e la partitura.
La prima cosa che gli dissi fu : "Ma tu sei pazzo!"....
Al castello di Rivoli l’esecuzione integrale della monumentale opera (6 ore) del compositore americano nell’interpretazione del Quartetto d’archi di Torino
In una vasta sala sotto le capriate del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, eravamo in parecchi a partecipare all’evento Music for a long time nello scorso dicembre. Occasione rarissima di ascoltare l’esecuzione, da parte del Quartetto d’Archi di Torino, del Secondo Quartetto di Morton Feldman, circa 6 ore di musica ininterrotta e di enorme difficoltà esecutiva. Il Secondo Quartetto fu scritto per il Kronos Quartet che lo eseguì 6 volte in versione abbreviata;[...] Il Quartetto di Torino (unico in Italia ad averlo in repertorio) lo ha già eseguito a Bolzano nel 2009 e in Olanda nel 2010.
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Il concerto è stato bellissimo, i musicisti eccellenti [...] hanno aggiunto pathos e intensità alla musica di Feldman, che forse proprio per la sua implacabile trasparenza è spaventosamente difficile. [...]
Un aula del Senato dove non senti volare una mosca, dove nessuno grida o si insulta, ma dove ascolti solo Verdi e il suono degli applausi. Esiste un’aula del Senato così: a Torino, a Palazzo Madama
Susanna Franchi