nelle splendide esecuzioni del Quartetto di Torino, entrambe le opere ci hanno toccato nel profondo mettendo in secondo piano i commenti dei moralisti. Intensi applausi e due bis altamente suggestivi "Officium breve" di Kurtag e "Sarabanda" di Sakamoto.
Marco Bizzarini
Performance di rara intensità e maestria tecnica quella del Quartetto d’Archi di Torino, secondo prestigioso ospite della rassegna “Il Quartetto d’Archi”. La formazione si è esibita in quasi due ore di concerto di fronte a oltre 150 persone, nella loggia di Palazzo Vitelleschi, proponendo il Quartetto op. 135 in fa maggiore di Ludwig van Beethoven e il Quartetto D 887 in sol maggiore di Franz Schubert.
i due violini, la viola, il violoncello sembrano essere un solo elemento, impegnato in un unico, coinvolgente e virtuoso respiro. Il suono risulta essere perfettamente compatto e corale, come fosse il risultato di un comune respiro. Ogni sfumatura di suono è coordinata meravigliosamente, come raramente capita di osservare in una formazione impegnata in una così complessa opera. D’altronde i Maestri Vittorio Marchese, Umberto Fantini, Andrea Repetto e Manuel Zigante si sono cimentati in imprese di ben maggiore difficoltà,
Lucia Cattaniil Quartetto d’archi di Torino ha naturalmente meritato per la sua bravura e per la sua capacità di fornire una porta da cui scrutare ed ascoltare l’infinito.
Marco PaolucciDopo un’esperienza fisica e mentale “estrema” ma incredibilmente appagante, come l’ascolto del Secondo Quartetto d’Archi di Morton Feldman al Festival MITO Settembre Musica, a Torino nella Chiesa di Santa Pelagia, in quel di settembre (recensione qui), è nata l’idea di scambiare le consuete Quattro Chiacchiere Digitali con il Quartetto di Torino, autore dell’esecuzione “monstre” a cui lo scrivente ha assistito. Loro si sono mostrati subito disponibilissimi ed attraverso Manuel Zigante, violoncello del Quartetto, hanno iniziato a conversare “digitalmente” con Kathodik. A voi come sempre i risultati:
Marco PaolucciOltre il tempo, la soglia del dolore, la percezione del mondo reale. Il Quartetto n. 2 di Morton Feldman, concepito nel 1983 quale monumento di una fase creativa estrema, e' una sfida per chi ascolta ma soprattutto per chi suona. Il Quartetto d'Archi di Torino e' fra i pochissimi al mondo a eseguirlo integralmente: cosi' dura 5 ore e mezza senza interruzione, ragion per cui Vittorio Marchese e Umberto Fantini ai violini, Andrea Repetto alla viola e Manuel Zigante al violoncello sono autentici eroi. E' un'esperienza quasi nirvanica, che pero' ha fondamenti molto chiari. La scansione e' sempre identica, un perenne Adagio; la dinamica e' molto spesso piano e pianissimo; il materiale e' formato da brevi incisi tematici, blocchi di accordi, note sospese, il tutto inframmezzato da pause. Il principio e' dapprima espositivo, stabilisce il respiro; poi inizia una rotazione lentissima del materiale su se stesso, i frammenti tornano uguali
Giangiorgio Satragni